Rosalba Carlino Psicologa Psicoterapeuta Lecce

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L'EMPATIA NELLA COMUNICAZIONE VIRTUALE: QUANDO L'IMPATTO EMOTIVO DELLA PAROLA FONDA UNA RELAZIONE.

Relazioni moderne e amori d’altri tempi. Relazioni nate da internet che iniziano con parole scritte che compaiono sul monitor, scritte da qualcuno mai visto, di cui non sappiamo niente, nessuna informazione che provenga dall'impatto visivo, dal suono della voce, dall'odore di un corpo, dal racconto di altri. Amori d’altri tempi impregnati dalla trepidante attesa d’una lettera scritta da un innamorato che spesso non aveva ancora un volto.
La modernità dell’era tecnologica ha qualcosa in comune con quel tempo in cui la lontananza richiedeva tempo per essere colmata.
La parola scritta sul desktop e il platonico carteggio seducono con la stessa intensità e il medesimo impatto emotivo.
In entrambi i casi il corpo viene dopo oppure mai.
Uno degli esempi che possono essere utili a comprendere come sia possibile sentirsi affini a qualcuno che non si è mai conosciuto personalmente ma di cui si sono lette le parole è il legame empatico che si crea con uno scrittore o un poeta. Probabilmente ognuno di noi ha vissuto l’esperienza del conoscerlo e comprenderlo attraverso i suoi scritti. Dopotutto i poeti ancora prima degli psicanalisti hanno parlato di empatia.

Eppure al pensiero che con uno scambio di e-mail o da una conversazione in chat, possa sbocciare una relazione densa d'affetti, proviamo, chi più chi meno, un certo scetticismo; nonostante questa nuova, forse non più di tanto, modalità di interazione stia entrando sempre più a far parte della comunità. Forse molto presto non ci sarà più differenza tra comunità virtuale e comunità reale, là dove non c'è una contrapposizione ma una successione temporale. Virtuale non è irreale è solo ancora non reale, cioè potenziale.
"La parola virtuale proviene dal latino medievale virtualis, derivato a sua volta da virtus, forza, potenza. Nella filosofia Scolastica virtuale è ciò che esiste in potenza e non in atto. Il virtuale tende ad attualizzarsi, senza essere tuttavia passato ad una concretizzazione effettiva o formale" (1)
Il virtuale ha una relazione stretta con ciò che è potenziale aumentando la potenza del potenziale.
Questo può contribuire a spiegare il motivo per cui le chat abbiano tanto successo così come gli "incontri in rete" senza avere la pretesa di chiarirli in toto.
Uno dei motivi che induce le persone a cercare amici in internet e non solo nel mondo reale, è che in rete se ne possono incontrare molti di più, in modo che le probabilità che ve ne siano di maggiormente rispondenti alle proprie aspettative aumentano.
Potrebbe essere il parallelo virtuale delle grandi discoteche, dove la similitudine sta nella grande potenzialità offerta da una moltitudine di individui mentre la differenza è nell'ordine sequenziale del primo impatto.
Nelle grandi discoteche viene prima il corpo, l'immagine visiva, l'impatto emotivo-corporeo. In rete viene prima la parola, il pensiero espresso verbalmente, la descrizione di sé attraverso l'esclusivo uso delle parole.
In entrambi i casi si cerca la moltitudine per selezionare o per continuare a giocare con le potenzialità,
a seconda se si è mossi dal desiderio di scegliere o da quello di mantenere e ampliare le possibilità.
In rete si può trovare chi gioca, in modo più o meno pericoloso, ad entrare ed uscire da chat e mailing list senza rivelarsi mai, nascondendosi dietro identità fantasiose, soggetti che non entrano mai in relazione autentica con nessuno. C’è anche chi lo fa per scegliere tra tante possibilità, qualcuno con cui confrontarsi, aprirsi e approfondire la conoscenza.
Tentiamo ora di comprendere il funzionamento comunicativo utilizzato per selezionare, aprire un varco emotivo nella giungla delle parole, dei sintagmi, delle frasi, e dell'uso frequente in rete di neologismi.
"L'uso di neologismi è interessante:in alcuni casi, la parola nuova è incomprensibile, un atto non comunicativo. In altri casi (es:deparanoizzatore), il neologismo serve per creare un gergo comune alla comunità virtuale. E' un atto comunicativo, divertente e creativo." (2)
In che modo accade che in una chat, in un social network, qualcuno venga attratto da qualcun altro? Cosa suscita l'uso di un nickname, di una parola, di una frase, di un neologismo o di una modalità sintattica? Perché ciò che attrae un individuo non è quello che attrae un altro individuo? Cosa si cerca nell'altro? La maggior parte delle ricerche (3) ha portato alla constatazione che la prima forza che attrae è la somiglianza. Ci sentiamo attratti da qualcuno simile a noi, qualcuno con cui supponiamo di poter condividere un'esperienza vissuta o un comune sentire. Da cosa deduciamo che è simile a noi? Cosa c'è nell'uso che fa delle parole che ci consente di decodificare la somiglianza e ci fa sentire empaticamente attratti?
Si tratta di qualcosa che proviene dalle parole scritte e che stimola in noi l'identificazione. Costruiamo un'immagine dell'altro utilizzando contenuti intrapsichici, ci rappresentiamo il nostro potenziale interlocutore attraverso qualità che gli attribuiamo.
L'identificazione si nutre di proiezioni, si attua una trasmigrazione di contenuti intrapsichici che offre il primo ingrediente utile a fondare una sorta di comunicazione affettiva, una alleanza-relazione empatica.
L'altro tuttavia è anche diverso dall'immagine che noi ci siamo costruiti e dopo i primi approcci interattivi basati sulle similitudini, affioreranno le differenze, sia tra i due soggetti e sia tra l'altro rappresentato e l'altro reale.
Un es: se un soggetto si sente diverso dagli altri e fatica a riconoscere come suoi simili gli amici e le persone che frequenta, nel momento in cui si imbatte, navigando in rete, in qualcuno che si è attribuito il nickname “alieno” insorge subito l'identificazione.
E' sufficiente l'attribuzione di un nickname per far sorgere l'embrione di una simpatia "dal gr:sym-pàtheia(V.pàthos)" una prima affinità, da approfondire e verificare. Il primo aggancio si è tuttavia già realizzato.
Il nostro navigatore si metterà in contatto con “alieno” e forse, attraverso uno scambio epistolare, confermerà un sentire comune o viceversa potrà scoprire che “alieno”si identifica invece con un invasore venuto dallo spazio con il compito di distruggere i terrestri ed impossessarsi del pianeta. In questo secondo caso l'esito dello scambio si perderà nelle trame della rete.
Proviamo invece ad ipotizzare che il nostro navigante trovi in “alieno” una persona simile a lui, che si sente un diverso, i due continueranno a scambiarsi parole e frasi a cui entrambi attribuiranno lo stesso significato semantico.
In questo caso è possibile ipotizzare che sia già nata una relazione empatica tra i due. Relazione empatica basata sull'identificazione, dove il monitor funge da Campo Relazionale. Il computer ha un ruolo importante e fondamentale perché è il LUOGO della interazione, funge da TERZO, non appartiene, non è intrinseco a nessuno dei due, è altro, ed è anche il mezzo attraverso il quale l'incontro è reso possibile. Al tempo stesso separa, scinde le due individualità, impedisce loro di "fondersi", sostituisce, prende il posto di una sorta di "componente cognitiva" che limita e controlla la confusione di identità. Al tempo stesso facilita il processo di interazione attraverso una sequenza di proiezioni da una parte e introiezioni dall'altra e viceversa, processo che fonda e alimenta la relazione empatica.

(1)(2) Festini W.-Martelli G. "La città che non esiste"--Ricerche sui gruppi. N. 9 Organo del Laboratorio di Ricerca di Milano e Padova, giugno 2000, Logos Edizioni, Saonara (PD)

(3)Wallace P. (1999)"La psicologia di Internet" --Raffaello Cortina Editore,Milano, 2000


BIBLIOGRAFIA

* Bandler R.-Grinder J. (1975)"La struttura della magia"--Casa Editrice Astrolabio, Roma,1981

* Berger D. M. (1987)"L'empatia clinica"-- Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1989

* Bollorino F. (a cura di) "PSICHIATRIA ONLINE. Strumenti di ricerca scientifica, comunità terapeutiche,interazioni fra medico e paziente." Apogeo, Milano, 1999

* Capra F. (1975)"Il Tao della fisica"-- Adelphi Edizioni, Milano,1989

* Chandrasekhar S. (1987) "VERITA' e BELLEZZA"-- Le ragioni dell'estetica nella scienza.--Garzanti Editore, Milano, 1990

* Favero A. M. "La transizionalità nel rapporto terapeutico" seminario del corso di "Psicologia di Comunità" del Prof. G. M. Ferlini , Padova, 2000-2001

* Kohut H.(1982) "Le due analisi del signor Z" --Casa Editrice Astrolabio,Roma, 1989

* Ricerche sui gruppi N.9 Organo del laboratorio di ricerca di Milano e Padova, giugno 2000, Logos Edizioni, Saonara (PD)

* Turci P.E.-Roveroni P. "Psicopatologia e livelli di realtà" -Edizioni libreria Cortina Milano,1987

* Wallace P. (1999) "La psicologia di Internet"--Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000


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