Rosalba Carlino Psicologa Psicoterapeuta Lecce

Contatto telefonico: 348.5822474

Articoli

Articoli dott.ssa Carlino

Intervento al convegno “RELAZIONE DI COPPIA: CRISI o EVOLUZIONE?”


Taviano (Lecce) novembre 2008

La rilevanza della relazione è un argomento di grande attualità anche in ambito psicoanalitico, quindi non entrerò in considerazioni sociologiche di cui si occupano abbondantemente i media, dai programmi televisivi culturali e non, ai settimanali di ogni genere.
Tenterò invece di condurvi a ri-pensare, a ri-analizzare, a ri-flettere insieme a me e se, quando avrò finito di parlare, ognuno di voi avrà ri-considerato anche un solo aspetto della questione che credeva ormai assodato, avrò raggiunto il mio obiettivo.
Tratterò il tema odierno analizzando ogni singola parola.
Relazione. Cos’è la relazione? E’ un rapporto, un legame tra persone. Semplice!
Sembra semplice, finché non ci soffermiamo a ragionare sulla qualità della relazione. Se riflettiamo sul valore della relazione l’argomento diviene complesso poiché non ci possiamo accontentare di una formulazione puramente descrittiva, entriamo nella sua natura, ne analizziamo le proprietà, i requisiti, le forme ed inevitabilmente emettiamo dei giudizi.
Ci sono relazioni che fanno bene e altre che fanno male. Verrebbe da sé pensare che gli esseri umani siano capaci di scegliere e quindi decidere di restare nelle relazioni buone e coltivarle e di disfarsi di quelle cattive. Purtroppo non sempre è così.
Nel lavoro clinico incontriamo quotidianamente la sofferenza di chi vive una relazione dannosa e, anche quando è consapevole del male che ne riceve, non riesce a rinunciarvi.
E’ per questo che, negli ultimi anni, sto indagando a fondo la psicopatologia della relazione, in particolare la forma più corrotta e tormentata che è la relazione perversa.


La relazione perversa, e non mi riferisco solo alle perversioni sessuali ma principalmente alla perversione morale, è la relazione più stabile e duratura, quella più difficile da troncare.
L’esperienza clinica mi ha insegnato che il criterio di valutazione di una buona relazione di coppia non è indubbiamente la durata.
Concedetemi una parentesi: due parole sulla differenza di genere
Il maschile e il femminile costituiscono il genere umano e senza la differenziazione sessuale non sarebbe possibile la vita.
L’uomo e la donna sono dunque uguali e diversi.
Uguali perché appartenenti al genere umano la cui natura è duale: maschile e femminile. In quanto esseri umani hanno uguali diritti in campo giuridico, economico e politico. Il rispetto di tale diritto è innanzitutto un compito morale che regola il comportamento di ogni individuo, uomo e donna, e di conseguenza regola pure l’organizzazione sociale.
Non spenderò altre parole sul senso e sul valore dell’uguaglianza che, purtroppo, nella realizzazione del rispetto dei diritti ha ancora un compito gravoso e lontano dall’essere consolidato.
Non dirò altro perché per me è qualcosa di assodato, e non dai tempi del movimento femminista, ma da quelli che risalgono alla mia infanzia, quando mi risultava incomprensibile che gli adulti impedissero alle bambine di fare gli stessi giochi dei bambini.
Penso che sull’uguaglianza non ci sia altro da aggiungere mentre molto più interessante è soffermarsi sulla differenza che, non dovrebbe significare meglio e peggio, maggiore e minore, più e meno, non dovrebbe seguire la logica del comparativo che sia di maggioranza o minoranza e neppure di uguaglianza.
Diverso non è né migliore né peggiore, è semplicemente altro da sé.
La differenza andrebbe rispettata, custodita e valorizzata, poiché non c’è mai una persona uguale ad un’altra, che sia uomo o donna. L’identità è l’essenza di un individuo mentre il ruolo è solo un abito.
La differenza e la complessità dell’essere umano, rappresentano una grande ricchezza, se siamo pronti a riconoscerla, accoglierla ed esserne incuriositi, quando non scadiamo in sterili prese di posizione su presunti giudizi di superiorità e inferiorità dell’uno o dell’altro sesso.
Se restiamo nella consapevolezza e nella dimensione del completamento reciproco e della integrazione delle rispettive specificità, poniamo i presupposti per una crescita reale e per una concreta collaborazione.
Viceversa, quando nella relazione prevale il comparativo, siamo già sulla china dell’antagonismo, dell’opposizione e della discordia.
Questo è però, e purtroppo, quello che succede più spesso nelle relazioni di coppia.
Prima di accennare ai motivi intrapsichici che portano a questi rapporti conflittuali che per il momento lasciamo in sospeso, vorrei dire due parole sulla seconda parte del tema odierno, cioè: crisi o evoluzione?


Crisi, senza dubbio, e a dimostrarlo può essere sufficiente solo il fatto che siamo qui oggi a parlarne.
Con l’esperienza dal vivo della crisi convivo quasi quotidianamente: è connaturata alla pratica del lavoro clinico. La persona che inizia un trattamento analitico è implicitamente portatrice d’una crisi.
La radice etimologica della parola crisi indica il decidere, giudicare, scegliere, separare, ma anche ne evidenzia il rischio e paventa il momento estremo.
La crisi rompe gli argini di un passato prossimo, quieto e stagnante ma in apparenza sicuro, e deborda, tracima portando alla luce sedimenti, scarti e relitti così da costringerci ad un confronto con il negativo e a rivedere il rapporto con il tempo.
Il manifestarsi della crisi rievoca vissuti di carenze primarie, l’esperienza del vuoto, del bisogno, della solitudine e, nel peggiore dei casi, dell’abisso e della disperazione.
Tuttavia, pur nella sua implicita drammaticità, è un evento che porta con sé il seme di un rinnovamento vitale, nascosto tra i detriti, e rappresenta perciò l’inizio di una trasformazione.
Vi è una consequenzialità implicita nella crisi e nel suo superamento.
Per questo io cambierei quella “o” (crisi o evoluzione) in “quindi”, (crisi quindi evoluzione).
Affinché questo possa avvenire, tuttavia, è necessario fare in modo che quel “quindi” si prenda lo spazio ed il tempo per diventare un luogo di pensiero, di riflessione ed elaborazione. Senza quest’apertura la crisi rischia di cronicizzarsi in un buio di dolore e smarrimento e restare in perenne sospensione sull’abisso, oppure di esplodere in un luogo che non prevede ritorno.
Ora vorrei tornare all’argomento lasciato in sospeso, che entra nel merito dei possibili motivi della crisi tra uomo e donna, nello specifico delle relazioni d’amore.


Le relazioni amorose iniziano con l’innamoramento che racchiude in sé il desiderio, la passione, l’avventura, l’eccitazione. E’ il periodo iniziale in cui i due innamorati sono tali perché non si conoscono ancora per come sono veramente, bensì proiettano, in pratica investono l’altro di caratteristiche ed aspetti idealizzati, in altre parole trasferiscono sull’amato la propria fantasia, immaginata e nobilitata, dell’anima gemella.
Con il passare del tempo, le qualità idealizzate, i requisiti fantasticati svaniscono e lasciano il posto a quelli reali che sono, spesso, inevitabilmente deludenti. Questa conversione avviene gradualmente e non è lineare, ha un movimento fluttuante dall’illusione al disincanto e viceversa, al contempo il sentimento che invece monta verticalmente è il rancore, perché l’altro non corrisponde alle attese.
Molte coppie non vanno oltre e cambiano partner; nel caso, invece, che la coppia sopravviva a questa delusione, le emozioni passionali dell’inizio sono sostituite da sentimenti più tiepidi.
A questo punto vorrei riprendere il tema iniziale, quello sulla qualità della relazione, dal punto in cui ho affermato che la buona qualità di una relazione non sta nella sola durata.
Se non è nella sola durata, dov’è?
Cercherò di sintetizzarlo in poche parole, tenendo conto che in realtà il tema è molto complesso. L’individuo traccia la propria identità durante l’adolescenza ma la trasformazione evolutiva prosegue nell’età adulta, questo vuol dire che, una volta raggiunta la maturità, non rimane sempre lo stesso ma cambia o, per meglio dire, si evolve, cresce.
Sto parlando naturalmente di uno sviluppo sano della personalità.
La relazione amorosa si distingue dalle altre relazioni perché implica un sentimento intenso, passionale e un’intimità sessuale.
Gli affetti passionali sono destabilizzanti, turbano l’integrità dell’individuo, rompono i confini dell’Io, perciò sono avvertiti come pericolosi.
Stare in coppia richiede la capacità di mantenere fluido tale confine per essere in grado di con-fondersi nell’intimità ma di non dissolversi stabilmente nell’altro e scivolare in una relazione fusionale e simbiotica.
Queste considerazioni si collegano alla necessità di valorizzare la differenza, di mantenere e preservare anche all’interno della coppia la propria specificità, di riconoscere, considerare, provare curiosità ed interesse per la peculiarità del partner.
In altre parole, se prendiamo in considerazione la coppia come un sistema, un gruppo, lo possiamo pensare formato dai due partner e da un terzo componente che è la loro relazione, poiché quella relazione ha una sua singolarità che la differenzia da ogni altra.
Potremmo dire che possiede una propria identità. Ad esempio, se la relazione è di tipo narcisistico succede che i confini dell’Io di entrambi i partner rimangono rigidi, di conseguenza nessuno dei due è disposto a conoscere veramente l’altro. Mi riferisco a quella conoscenza che si avvale della percezione, comprensione, consapevolezza. L’autentica e viva curiosità per l’altro.
In questo caso accade che l’intrusività occupa il posto dell’intimità ed al partner non è riconosciuta l’alterità, la sua individualità quindi la sua diversità. C’è una differenza essenziale tra intimità ed intrusività.
L’intimità richiede la separatezza e la differenziazione come presupposto, l’essere, entrambi i partner, degli individui con una personalità propria, una identità sicura: questo perché l’intimità è una profonda condivisione del nostro essere più autentico con l’altro, senza timore, poiché dall’altro ci sentiamo compresi e accolti nella nostra singolarità.
Un senso d’identità solido può dare origine ad una buona qualità di contatto emotivo e dunque all’intimità possibile con un’altra persona e viceversa; il vissuto di una gradevole intimità modella il senso d’identità.
Al contrario, quando non c’è separatezza al posto dell’intimità c’è la fusione che è la negazione della differenza dell’altro e l’intrusività consiste nel bisogno di controllare il partner attribuendogli aspetti, pensieri, intenzioni e altro ancora che, in verità, gli sono iniettati e che non sono autenticamente suoi. Non c’è curiosità per l’altro partner ma un senso di entrare nell’altro.
Il bisogno di controllo sostituisce la vera intimità e dà inizio a sentimenti di reciproco rancore, di frustrazione, delusione, svalutazione, di continuo antagonismo.
Questo accade quando, ad essere narcisistica è la relazione.
Quando invece la componente narcisistica prevale in uno dei due partner, la cui personalità, pur essendo salda è, in verità, fissa e rigida, il quadro assume sfumature differenti. Più che da antagonismo è caratterizzato da insoddisfazione, frustrazione e noia, poiché, in questo caso, l’altro partner si è annullato, ha rinunciato alla propria individualità, in pratica è diventato “come tu mi vuoi” così come cantava Mina.
Anche nelle relazioni più sane ci sono dei pericoli in agguato.
Ogni persona nella relazione d’amore cerca la sicurezza, la stabilità, l’affidabilità eppure, nel momento in cui le ottiene, qualcosa si incrina e affiorano lamentele del tipo che tutto è diventato consuetudine, il partner è così noioso e prevedibile, non c’è più la passione di un tempo, il gusto dell’avventura.
Il tranello consiste nel fatto che la sicurezza, la stabilità e l’affidabilità non sono per nulla reali, sono invece presunte. Se una persona ha un partner che l’ama ed è disponibile, pensa di essere al sicuro e che quell’amore e quella disponibilità debbano durare per sempre.
Darlo per certo e per scontato è un’illusione, una fantasia confortante ma pur sempre una favola.
Tant’è che, quando relazioni di lunga durata entrano in crisi, capita di sentire lo stupore dei partner che raccontano di come hanno scoperto improvvisamente aspetti ignoti ed oscuri dell’altro, a volte così sconvolgenti da pensare di aver avuto accanto per anni uno sconosciuto, un estraneo. E spesso sono gli stessi che prima della crisi asserivano di avere vicino una persona così conosciuta, prevedibile e scontata da essere perfino noiosa.
Non dovremmo mai dimenticare di chiederci fino a che punto l’altro possa essere prevedibile e scontato e in che misura siamo in grado di conoscere noi stessi!
La presunzione di una conoscenza che diviene statica, oltre ad essere supposta è anche un espediente, una forma di autoinganno sollecitato dal nostro bisogno di sicurezza e non ci accorgiamo di costruire con le nostre mani la futura inevitabile delusione.
L’amore nella sua natura intrinseca non è sicuro, siamo noi che desideriamo che lo sia.
Occorre una grande forza interiore per restare dentro una relazione amorosa serbando la consapevolezza della sua precarietà e per mantenere un impegno psicologico costante che consenta di non adagiarsi nelle illusioni, per conservare tra sé e l’altro un luogo, uno spazio di pensiero e di distanza che permetta di continuare a conoscerlo, ad esserne incuriositi, per ascoltarlo, percepirlo, guardarlo, riconoscerlo e rispettarlo nella sua individualità e nella sua continua crescita.


Contatta la dott.ssa Rosalba Carlino