Rosalba Carlino Psicologa Psicoterapeuta Lecce

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Libro dott.ssa Carlino

il bacio di (s)sangue

Doppio Monologo: il vampiro e la sua vittima

VAMPIRO:

Non sento, non soffro…
Assenza…
Imperturbabile, indifferente, non provo pena, non sento nulla…
Assenza di sentimento, barricato contro la coscienza degli affetti, inaccessibile alla percezione delle emozioni, insensibile all’ebbrezza delle passioni…
Non soffro…o meglio…non soffro più!…
Ora vivo in uno stato in cui le antiche ferite sono sepolte sotto fiale e fiale di anestetico…
Freddo…e rigido…come fossi appena uscito da una cella frigorifera…
Un freddo artico che mi ghiaccia il sangue…
Forse è rabbia surgelata, divenuta odio…tramutato in sangue coagulato dal gelo, che mi conferisce questo ammaliante incarnato clorotico da bel tenebroso…
I sentimenti?
Li ho messi al bando, espulsi, radiati, evacuati….sono robette, affarucci, faccenduole da romanzetti rosa…
Cosa conta quindi?
L’intelletto che controlla e domina…la perfezione della lucidità…il trionfo del raziocinio!…
C’è stato un tempo…molto lontano…avevo tre anni, non ricordo mio padre…rammento lo scoppio, l’esplosione…una tomba vuota…allora il dolore era atroce, esorbitante…ogni notte mi svegliava il medesimo boato e restavo tremante e raggomitolato fino all’alba senza osare di mettere il naso fuori dalle coperte… a volte mi sentivo come se avessi voluto sbranarmi all’interno…
La mattina chiedevo, all’assistente di turno, notizie sui miei genitori, piagnucolavo ed insistevo con tono lamentoso…qualcuno mi concedeva scampoli della mia storia che erano tuttavia così contraddittori da ottenere che la mia identità si confondesse e si ingarbugliasse sempre più…potevo fidarmi solo della violenta deflagrazione che aveva frantumato il mio mondo.
Sulla scomparsa di mia madre si apriva il vuoto, un silenzio sordo e la sepolcrale assenza di ogni risposta.
Un’altra cosa certa è che ho vissuto dai tre anni in poi in un istituto per orfani, mescolato agli altri bambini sventurati quanto me, solo numeri spersonalizzati…
Poi…ho iniziato a sentirmi duro…freddo nel corpo e impastato nei movimenti…avevo la sensazione che la mia carne si stesse irrigidendo e freddando, come fosse da obitorio…
E’ accaduto quando un assistente, buon samaritano, accortosi dei miei agitati risvegli notturni, ha preso l’abitudine di venire a consolarmi, nel mio lettino, sotto le coperte…non tremavo più sentendolo arrivare…semplicemente ero annichilito dal terrore…Poi più nulla…come morto…
Il dolore si è dunque narcotizzato…il sentimento si è paralizzato, l’emozione si è congelata!
Eccomi qua.
Può il bisogno d’amore forzare la vita di un uomo fino a fargli vivere tutti i giorni la morte?
Non posso amare, non so amare, non voglio amare…
Amare è un atto creativo ed io non ho conosciuto l’incanto della creazione, ho appreso solo il piacere di distruggere…
Eppure sono un eccellente seduttore.
Prediligo le creature afflitte e lacerate, sono le più convenienti.
Le poverine espongono le proprie ferite ancora sanguinanti e coltivano la segreta speranza d’essere accolte da un benefattore…invece restano impigliate ai miei artigli!
Mi faccio quindi avanti, verso la mia preda…mi mostro desideroso di leccare la sua ferita fino a farla guarire.

VITTIMA:

Lui a volte è gentile con me e quando è così io sto anche troppo bene con lui…
Mi promette tante cose…poi non le mantiene mai, non mi lascia provare piacere per niente, solo con lui e non da sola. Io lo odio!
Io non mi sento amata e sto male perché io da sola sono niente.
Può l’amore violentare una donna, può costringerla ad amare contro la sua volontà?
Ma che senso ha allora l’amore?!
Lui a volte mi dà un bacio, altre mi prende a schiaffi, è imprevedibile…io ho il terrore… Sono arrabbiata e disperata perché non sono amata.

VAMPIRO:

Esigo una resa incondizionata, una schiavitù psichica, una sottomissione completa.
Il totale dominio e il piacere di distruggere hanno sostituito egregiamente il bisogno d’amore.
E’ soltanto vanità, quindi, l’assoluto, esclusivo ed accecante possesso che io voglio avere di lei!
A volte fingo un tiepido e distratto interesse, le concedo così l’illusione d’essere lei a condurre il gioco, mi faccio corteggiare, mi lascio infine sedurre, apparentemente!
In realtà non perdo mai il controllo, conosco bene il gioco…anche perché è sempre lo stesso!…
Sono un tipo molto riservato,…mi piace restare avvolto nel mistero e…conservo gelosamente il segreto sulla natura dei miei impegni…
Per disorientare la mia preda,…per indurla a prestarmi attenzione,… sono volutamente incongruente,…la sfido così a decifrare i miei linguaggi…
La creatura non si rende conto dell’inutilità di tali sforzi, non capisce che non c’è nulla da comprendere!…io miro solo a confonderla così posso afferrarla e tenerla in pugno più facilmente!…

VITTIMA:

Lui non comunica con me, sta sempre per conto suo oppure mi fa inquietare!
Mi fa girare la testa per il modo in cui comunica…ho il formicolio in testa anche adesso!
Lui crede che io abbia energia, invece sono così stanca che mi metterei ferma e starei ferma per sempre.
Mi offende con il suo comportamento e, grazie a lui, io vengo offesa anche da altre persone.
Mi distrugge col suo rifiuto, col suo disprezzo…però allo stesso tempo pare che abbia bisogno di me.
Lui sta bene, sono io che sto male, sono quella succube, a volte mi sfogo con gli oggetti, ieri ad esempio ho spezzato il manico della scopa.
Mi segue dappertutto, anche a letto.
Mi toglie le cose che mi piacciono e anche le persone che mi piacciono.
Non capisco perché mi vengono tolte le cose che mi fanno piacere.
E’ contrario a che io faccia qualsiasi cosa. Vuole che badi solo a lui e vuole un riconoscimento di aver fatto del bene. Io gli ho detto: vedrai che lo avrai nell’al di là!

VAMPIRO:

Abito nell’ombra, albergo nell’immobilità e fissità del tempo, dimoro nell’inedia e nell’assenza di respiro…
Per me che vivo nell’immobilità, nella staticità e nell’inerzia,…il tempo non ha senso, non lo stesso senso che ha per chi mi aspetta…
Il tempo…si dilata…fino a divenire immobile…
Basto a me stesso, chiuso nel mio mondo ossessivo,…ho solo una necessità fondamentale per continuare ad esistere: una creatura morbida e docile da soggiogare e possedere.
La lascio in perenne attesa che…a volte diviene trepidante,…altre sconcertante, altre ancora…terrifica!…
Non tollero gli imprevisti, occupo le mie notti insonni a programmare scrupolosamente i rituali destinati alla riproduzione del mio spazio-tempo perennemente identico…

VITTIMA:

Devo amare l’autorità più di tutto e…obbedire.
Mi tratta come una che è incapace di intendere e di volere ed io ci sto se mi mette con le spalle al muro!
Desideri, passioni, progetti, sentimenti? Succhiati, demoliti, annientati, svalutati. Al loro posto apatia, doveri, routine priva di futuro, disvalore della vita.
Sono ridotta a nulla, un contenitore riempito di morte.
Mi sento umiliata e allo stesso tempo sento il bisogno di lui.
Non gli interessa niente di me, è uno snaturato, gli fa solo comodo avermi per non essere solo e per scaricare tutta la sua tensione su di me.
Lui ha tanta rabbia dentro e quando mi è vicino io sento la sua rabbia.

VAMPIRO:

Amo l’oscurità, mi nascondo più facilmente al buio, non mi piace confondermi con la gente ordinaria: qualcuno potrebbe tentare di portarmi a godere della luce e dell’allegria: io rendo vano ogni tentativo!…
A me dà fastidio sentir ridere, mi blocca il respiro!
Ho rinunciato ai comuni piaceri della mera esistenza: il cibo, le bevande, il sesso e l’amore…eppure non sembro avere rimpianti!
Appartengo ad un genere antico ed oscuro, una specie che fa rabbrividire di paura.
Mi muovo tra la gente con il mio aspetto comune ed umano che maschera la mia natura mostruosa.

VITTIMA:

Redarguisce, ammonisce, non sa far altro che disapprovare! E’ un deturpatore, un guastatore. Altera e deforma la mia natura, mi dà un’immagine grottesca.
Ho paura di tutto, sento questo malessere che non mi fa mai stare bene…
La mia disperazione è la paura di rimanere sola e ammalata, di non riuscire a sopportare la mia malattia o forse è il fatto di essere odiata da lui che mi fa paura…a volte ho perfino timore che mi ammazzi.
Questa è una paura che mi porta quasi alla follia.
Indovina sempre tutto di me, la più lieve alterazione di un mio sguardo, di un gesto ha per lui un’evidenza compiuta: sono proprio la sua vittima.
Ho tanta paura di lui, ormai non fa più niente per conquistarmi, anzi più paura mi fa e più è contento…
Io non so ridere, rido male…e a lui do fastidio per questo…
Ho sempre un sentimento d’inadeguatezza e d’indegnità.
Lui non discute con me, lui è padrone di me. E’ sempre arrabbiato e così riesce a comandare. Mi trovo sempre la via sbarrata da lui.
Una volta sono esplosa e gli ho detto che deve rispettarmi; lui si è messo a ridere e mi ha risposto: sei nervosa vero? Poi ha aggiunto: tu non m’insegnerai mai a vivere perché io so vivere più di te
Io ho molta pazienza nei confronti degli altri ma non ho rispetto per me stessa, nessuno l’ha mai avuto.

VAMPIRO:

Cosa temo? L’indifferenza,… mette in dubbio il mio stesso esistere!
Essere ignorato mi disturba…parecchio!
Preferisco essere maltrattato, perseguitato, torturato…
L’indifferenza mi uccide, il silenzio mi annienta!
Conosco bene il potere distruttivo del silenzio e dell’indifferenza, io ne faccio abbondante uso.
La minaccia più grande? L’intimità! La detesto. Potrei soffocare dentro quelle svenevoli effusioni, resterei asfissiato dalla manifestazione di autentici sentimenti amorosi.
Al contrario, un inquieto malessere mi divora, mi costringe a tormentare la mia creatura. Sentirla tremare di paura e percepire l’indelebile filo che la tiene legata a me è l’unico ristoro per la mia profonda disperazione.
Solo così riesco a dare un significato alla mia vita.
E’ la sola condizione per non soccombere in un’esistenza che è più morte che vita.
A volte non reggo il tormento che mi infligge il mio potere di distruzione…ma…posso vivere solo così…

VITTIMA:

Solo il mio dolore supremo e la mia avvilente prostrazione destano in lui un freddo richiamo.
Lui mi ha sempre disprezzato o meglio, non mi ha mai accettato, poi c’è sempre il fatto che mi sembra di essere un mostro rispetto alle altre persone, mi sento così sgradevole! Non posso neanche avere un’amica perché lui non vuole neanche quello.
Soffro per il suo disprezzo eppure lo disprezzo anch’io! Soffro persino fisicamente.
Fin da piccola mi sentivo rigida, dura e lui mi chiamava mummia.
Devo sempre essere in balia degli altri io?
Questa dipendenza assoluta da lui, mi sembra che mi voglia portare nella tomba con lui.
Mia madre mi diceva che sono come l’edera: dove mi attacco muoio, nel senso che se mi lego ad una persona, anche se mi rifiuta, io le rimango attaccata.
Se lui non ci fosse sarei sola mentalmente e fisicamente e allora mi potrei ricostruire.
Lui sta invecchiando anche fisicamente però non vuole invecchiare e gli va bene che io tremi perché così lui può ridere, può stare su di morale.
Lui mi guarda spesso con gli occhi sbarrati e cattivi e io reagisco, lo aggredisco.
A volte vorrei aiutarlo ma lui rifiuta il mio aiuto.
Prima m’innervosivo solo io, adesso anche lui e allora è grave!
Io non ho niente di sicuro a cui aggrapparmi così mi aggrappo alla morte: la penso come qualcosa di tranquillo, di sereno. Assenza di desideri, di preoccupazioni, assenza di tutto! Non sono capace di vivere io, vivo male e faccio fatica. Quello che è vita per me è tutto brutto!
Sembro una che è stata adoperata da un pedofilo, è lui vero?
Non c’è nessuno dalla mia parte e io ormai sono vinta, non riesco a ridere, a fare niente.
Siamo tutti e due da biasimare, immersi nel languore di un patimento quotidiano, incapaci di sciogliere la perversa fune che ci unisce in uno scambio malsano.
Siamo soli e simili, più di quanto appaia, ed è questo che ci tiene annodati.

 

 


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